PRESENTIAMO LE AUTO DEI NOSTRI SOCI...




- Alfa Romeo Alfetta 1972

l’essenza della berlina sportiva

L’Alfetta fu presentata nel 1972 per inserirsi tra la Giulia, che cominciava a sentire il peso degli anni e la 2000, derivazione della 1750 del 1968, che pure riprendeva, pur “vitaminizzato”, lo schema Giulia.
L’Alfetta, mantenendo ovviamente la trazione posteriore, ne affinava ulteriormente lo schema adottando un raffinato retrotreno De Dion con cambio e frizione al retrotreno, al fine di ottimizzare la ripartizione dei pesi e quindi il comportamento stradale. Tale schema meccanico traeva spunto addirittura da quello dalla monoposto Alfetta 159 di formula 1 campione del mondo nel 1951 con Juan Manuel Fangio, giustificando pienamente l’utilizzo del nome.
Berlina dalla linea squadrata segnò un punto di rottura con lo stile classico Alfa Romeo del momento e che avrebbe ispirato a lungo l'evoluzione della gamma della casa del Portello. Il frontale con lo scudetto centrale era tipicamente Alfa, mentre la parte più innovativa era probabilmente la coda con un profilo alto che oltre a garantire vantaggi sul piano aerodinamico offriva una capacità di carico quasi da record per la categoria.
L’interno garantiva una buona abitabilità per quattro persone e mostrava un certo sforzo per migliorare le finiture, storico neo della casa e mai al passo con la straordinarietà della meccanica.
Alla presentazione fu offerta solo con il classico bialbero da 1779 cc da 122 cv che garantiva prestazioni superiori a ogni altra concorrente. Ad esso, nel 1975 fu affiancato il 1.6 ripreso dalla Giulia Super che venne offerto con un corpo vettura più semplificato (frontale a fari singoli, paraurti senza rostri, particolari neri anziché cromati, ecc.); contemporaneamente il 1.8 perdeva qualche cavallo nell’intento di diminuire consumi ed emissioni.
Nel marzo 1977 al salone di Ginevra fu presentata l’Alfetta 2.0, con il bialbero da 1962 cc che garantiva 122 cavalli (130 dal 1978 con la 2.0 L) e una linea rivista nel frontale.
Nel 1979 fu adottato un motore turbodiesel da 2000 cc fornito dalla VM che garantiva 82 cv per una velocità di 155 km/h, diventando la più veloce diesel 2 litri in circolazione.
Dopo alcune modifiche marginali, la gamma fu rivista nel novembre 1981 con l’adozione da parte di tutte le versioni della carrozzeria della 2000 e della quinta di riposo per contenere i consumi; la dotazione fu impreziosita di alcuni accessori ormai irrinunciabili quali alzacristalli e specchietto esterno elettrici e chiusura centralizzata.
Nel 1983 l’ultimo restyling appesantì l’ormai datata carrozzeria con orpelli plastici di dubbio gusto e di una finitura interna vistosa che misero in secondo piano la meccanica ancora attuale e specialmente il nuovo 2 litri ad iniezione elettronica Bosch Motronic montato sulla versione Quadrifoglio Oro.
La produzione cessò nel 1984 quando fu presentata l’Alfa 90, che ne riprese, senza fortuna, lo schema meccanico e la cellula centrale della carrozzeria.
In totale furono costruite 448.417 berline, oltre a circa 140.000 coupé (Alfetta GT, poi solo GTV).
Come per la Giulia, l’Alfetta fu una quotidiana compagna di lavoro per poliziotti e carabinieri come pure una delle vetture preferite dai malviventi, come purtroppo testimoniato dai tragici eventi di quelli anni ed immortalato in numerosi film dell’epoca.
La versione qui ritratta è una prima serie del 1974 di proprietà del socio Massimiliano.
Dati principali:
Cilindrata:1779 cc
Potenza: 122 cv
Velocità:180 km/h



- Alfa Romeo Alfetta Gtv 2000 GP

omaggio alla Formula 1:

L’Alfetta GT fu presentata nel 1974 quale versione sportiva della berlina nata due anni prima, e, come la berlina, montava il raffinato retrotreno De Dion con cambio al retrotreno.
La prima serie, disegnata da Giugiaro, fu offerta solo con motore da 1800cc.
Nel 1976 la gamma fu sdoppiata: la GT 1600 rappresentava la versione di accesso meno accessoriata e rifinita, mentre il modello top assunse il nome di GTV, dove la V, come tradizione Alfa, stava per “Veloce”. Tale versione era mossa dal classico bialbero portato a 2000cc ed erogante 122 cavalli.
Nel 1978 la potenza della versione 2000 crebbe di 8 cv ed assunse il nome di GTV 2000 L.
Nel 1979 venne proposta la GTV 2.0 Turbodelta, che riprendeva la meccanica della L ma con 150cv e un turbo KKK, e che si riconosceva per il cofano motore di colore nero e strisce multicolore con scritta Turbodelta sotto gli sportelli con logo Autodelta.
Le seconda serie, frutto di un restyling sovrabbondante – secondo alcuni – di particolari plastici, fu presentata nel 1980 e fu offerta sia con il classico 2000 che con il V6 da 2500 cc, preso a prestito dall’ammiraglia Alfa 6.
Nel 1981, per festeggiare la partecipazione al Mondiale di Formula 1, fu presentata una serie limitata di 650 esemplari denominata Gran Prix, come quello qui raffigurato. Tale versione non presentava differenze sul piano meccanico rispetto alla GTV 2000 di serie, mentre spiccavano alcune peculiarità sotto il profilo estetico. Tra queste citiamo le modifiche agli interni (velluto nero a righe grigie, moquette rossa sul pavimento, targhetta con numero progressivo dell'esemplare sul cruscotto, volante rivestito in pelle) e all'aspetto esteriore (colore carrozzeria esclusivamente rosso con strisce adesive nere all'altezza della linea di cintura e sulla parte bassa della fiancata, paraurti anteriore, paraurti posteriore, alettone anteriore , minigonne e specchio retrovisore esterno in tinta con la carrozzeria, pneumatici maggiorati 195/65-14 montati su cerchi in lega neri con bordo argento, quadrifoglio verde sugli sfoghi aria posteriori).
La produzione dell’Alfetta GTV cessò nel 1987 con un totale di esemplari prodotti di circa 140.000.
Dati principali:
Cilindrata:1962 cc
Potenza: 130 cv
Velocità:oltre 190 km/h



- Alfa Romeo Giulia 1300 Super


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- Alfa Romeo Giulia 1300 Ti

la sportività fatta berlina:

Nel giugno 1962, nella cornice dell’Autodromo Nazionale di Monza, l’Alfa Romeo presentò la Giulia TI, la nuova berlina media destinata a rinverdire i fasti della Giulietta.
La vettura era caratterizzata da una linea filante con frontale basso e coda tronca, raggiungendo un coefficiente aerodinamico incredibile per una berlina dell’epoca: 0,34, lo stesso della Porsche 911!
Non meno innovativa era la meccanica. Nel motore a quattro cilindri di 1570 cmc vennero infatti adottate valvole di scarico raffreddate al sodio. Era la prima volta che tale tecnica costruttiva, di derivazione aeronautica, veniva impiegata su un motore automobilistico di serie. I 92 cv di potenza consentivano alla Giulia una velocità massima dichiarata di oltre 165 km/h. La rivista Quattroruote superò addirittura i 175 km/h!
Le prime versioni avevano i freni a tamburo, il sedile anteriore a panchetta ed il cambio al volante; nel 1964 furono adottati i freni a disco, i sedili anteriori singoli ed il cambio a cloche, particolari più consoni al carattere sportivo della vettura.
Nel 1964 l’Alfa Romeo presentò la versione 1300, con due soli fari, semplificata nelle finiture e con il cambio a sole 4 marce. Due anni più tardi fu la volta della 1300 TI, caratterizzata dall’alimentazione con carburatore doppio corpo, da migliori finiture e con il cambio a 5 marce. La potenza crebbe da 78 cv a 82 cv ma la godibilità della vettura ne beneficiò assai.
Nel settembre del 1967 la gamma delle berline Giulia subì un notevole aggiornamento: esternamente fu adottata una nuova calandra nera a rete con tre profili cromati ai lati dello scudetto sulle 1300 a due proiettori e cinque sulla Super a quattro.
L’esemplare qui ritratto, dell’anno 1970, appartiene a questa serie, prodotta fino al 1972.
In quell’anno la gamma delle berline Giulia fu riorganizzata e rimasero a listino le sole versioni Giulia Super 1.3 e 1.6, identiche sia all’interno che all’esterno.
Dopo un ulteriore restyling avvenuto nel 1974 che diede vita alla Giulia Nuova Super (disponibile dal 1976 persino con il motore diesel Perkins usato anche sul furgone F12), la Giulia uscì di produzione nel 1977 per lasciare spazio alla Nuova Giulietta.
La Giulia è forse la berlina simbolo degli anni ’60 e ’70; tale notorietà non può essere disgiunta dal fatto che per molti anni è stata anche la protagonista della cronaca nera di quegli anni, essendo stata utilizzata sia dalle forze dell’ordine (Polizia di Stato e Carabinieri) che dai malavitosi.
Dati principali:
Cilindrata:1290 cmc
Potenza: 82 cv
Velocità:oltre 160 km/h



- Alfa Romeo Giulia Gt Junior

un’icona del granturismo all’italiana

Sulla base meccanica della berlina Giulia TI, presentata nel giugno 1962 all’Autodromo Nazionale di Monza, l’Alfa Romeo presentò nel 1963 la versione coupé denominata Giulia Sprint GT.
Tale vettura, disegnata per Bertone da un giovane Giorgetto Giugiaro ma prodotta nell’allora nuovo stabilimento di Arese, sostituiva i modelli di transizione basati sì sulla meccanica Giulia 1600 ma ancora con carrozzeria della serie “Giulietta”.
La linea, ispirata alle coupé 2000/2600, si caratterizzava per uno scalino all’altezza del cofano motore, che doveva originariamente servire da presa d’aria poi abolita nel disegno definitivo. La meccanica ripresa dalla Giulia TI presentava un incremento di potenza per l’adozione di due carburatori, freni a disco su tutte le ruote e cambio a cloche a 5 marce di serie.
Nel 1966 alla versione 1600 si affiancò la 1300 denominata GT Junior che, in virtù di un prezzo di acquisto più basso seppure a fronte di finiture meno curate, allargava la potenziale clientela diventando l’auto più desiderata della gioventù dell’epoca.
Nel 1969 venne presentata la seconda serie che non presentava modifiche esterne (salvo i coprimozzi) ma evidenziava significativi cambiamenti all’interno con una nuova plancia e nella meccanica (principalmente cambio e frizione).
Nel 1971 il tipico frontale detto a scalino della prima serie fu modificato adottando pannelli lisci sulla falsariga della 1750 GTV ma con soli due fari. Altre modifiche minori caratterizzarono l’interno e l’allestimento, mentre i motori disponibili erano il 1300 e il 1600 (quest’ultimo a richiesta con sovraprezzo).
Nel 1974 la carrozzeria subì un ulteriore modifica adottando gli stilemi della 2000 GTV, specie nel frontale a doppi fari con scudetto stilizzato, ad eccezione dei fanali posteriori che rimasero quelli piccoli.
L’ultimo esemplare lasciò la catena di montaggio di Arese nel 1975 (anche se sono certificati 3 esemplari prodotti nel 1976), dopo aver totalizzato oltre 91.000 esemplari, pur rimanendo a listino anche nel 1976 in attesa del lancio della Alfasud Sprint. La vettura del socio Flavio qui raffigurata appartiene proprio a quest’ultimo anno.
Dati principali:
Cilindrata:1290 cm3
Potenza: 89 cv
Velocità:173 km/h



- Alfa Romeo Nuova Giulia Super


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- Alfa Romeo Spider Junior

la tesi di laurea di Pininfarina

Nel 1966 l’Alfa Romeo presentò la nuova 1600 spider (di derivazione Giulia) che sostituì la precedente serie di derivazione Giulietta presentata nel 1956 e nel 1962, successivamente alla presentazione della Giulia berlina, dotata di meccanica da 1600cc.
La nuova vettura, caratterizzata da una linea lenticolare firmata da Pininfarina (da qui il soprannome di “osso di seppia”) fu presentata con la motorizzazione da 1600cc e successivamente dotata del più prestante 1750cc (Spider Veloce nel 1967) che del più piccolo 1300cc (Spider Junior nel 1968).
La prima serie prese il nome di Duetto, scelto sulla base di un concorso a premi. Tale nome fu successivamente abbandonato. Famosa è anche la sua partecipazione al film “Il laureato” con Dustin Hoffman, che le donò imperitura fama negli Stati Uniti.
Nel 1969 al salone dell'automobile di Torino venne presentata la seconda serie della Duetto che si caratterizzava per il "taglio della coda", paraurti in acciaio inox con profilo in gomma di protezione e per la scomparsa delle calotte copri faro. Lo Spider Veloce 1750 “coda tronca”, venne affiancato dal 1969 dalla versione Spider Veloce 2000, con motore di 2000cc, nel 1971 ed uscì di scena definitivamente nel 1972. Dal 1972 il listino vide il ritorno della motorizzazione di 1600cc, con le versioni Spider Junior 1.3 e 1.6, unificati nell'allestimento, con l'eccezione del volante in legno Hellebore fornito sul 1.6. Nel 1977 la versione 1.3 non fu più disponibile in listino, dove rimasero invece fino al 1982, le versioni Spider 1.6 e 2.0 Spider Veloce.
Nel 1983 venne apportato un sostanzioso ritocco alla linea che vide l'adozione di nuovi paraurti avvolgenti in plastica, mentre la coda tronca è accentuata dallo spoiler nero sintetico. La modifica non fu apprezzata come non lo furono le minigonne applicate nel 1986. Sempre nel 1986, con l'introduzione dell'allestimento Quadrifoglio Verde cambiò leggermente l'interno, con l'adozione di un nuovo cruscotto portastrumenti. Tale cruscotto rimase poi sostanzialmente invariato anche nella IV serie. Le motorizzazione rimasero il 1600cc ed il 2000cc.
Nell'ultima serie del 1990 Pininfarina ritornò alle origini, eliminando le appendici che avevano appesantito la linea; con la scomparsa dello spoiler il look si fece più snello e accattivante. I paraurti divennero più incassati e dello stesso colore della carrozzeria, il marchio sullo scudetto anteriore fu rivisto, le minigonne laterali sostituite dai copri-longheroni, gli specchietti retrovisori elettrici regolabili dall'interno e i gruppi ottici posteriori furono ridisegnati.
Nel complesso si ritiene che siano state circa 124.000 le Spider Pininfarina prodotte dal 1966 al 1993, molte delle quali vendute negli Stati Uniti. L’esemplare qui raffigurato è una versione unificata del 1975 con motorizzazione 1300cc.
Dati principali:
Cilindrata:1290 cc
Potenza: 90 cv
Velocità:oltre 165 km/h



- Daimler 250

sembra un giaguaro ma è ancora più esclusivo

La 250 V8 è un'autovettura prodotta dalla Daimler Motor Company tra il 1962 ed il 1969.
Tale casa, da non confondere con la Daimler Benz tedesca (ossia la Mercedes) fu fondata in Gran Bretagna nel 1896 da Harry J. Lawson ed è la più antica fabbrica di automobili inglese.
Dal 1960 è di proprietà della Jaguar e da pochi è entrata a far parte del gruppo Tata Motors dopo l'acquisizione di quest'ultima del marchio Jaguar.
Tornando alla nostra 250, a prima vista, potrebbe sembrare effettivamente una Jaguar e, in particolare, un Mk2.
Tuttavia le somiglianze sono principalmente estetiche. Come detto, il corpo vettura deriva da quello, molto personale, della Jaguar Mk2, da cui si discosta per alcune differenze: calandra e portatarga con parte superiore ondulata, diversa "maglia" della mascherina.
All’interno lo standard di finitura era superiore a quello dei corrispondenti modelli Jaguar e tale differenza si acuì dal 1967, quando nel passaggio da Mark 2 a 240/340, l'allestimento delle versioni Jaguar venne semplificato.
Il propulsore era invece esclusivo della 250. Al posto del 6 cilindri della Mk2, la 250 montava un otto cilindri a V da 2,5 litri interamente costruito in alluminio. Alimentato con 2 carburatori SU, il motore Daimler erogava la buona potenza di 140cv (contro i 120 della Mark 2 2.4), ma non aveva un piglio sportivo e venne abbinato, inizialmente, solo ad un cambio automatico a 3 rapporti. Dal 1966 venne reso disponibile anche un cambio manuale a 4 rapporti con overdrive.
In tutto sono state prodotte 17.620 Daimler 250 V8.
La vettura qui rappresentata appartiene al socio Enrico.
Dati principali:
Cilindrata:2458 cc
Potenza: 140 cv
Velocità:180 km/h



- Fiat 500 C


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- Fiat 500 F


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- Fiat 508 Balilla 4 Marce

un “ponte” tra I e II serie della 508

La Fiat 508, per quasi tutti nota come “Balilla”, debutta ufficialmente al Salone dell’Automobile di Milano nell’aprile 1932.
La prima serie, prodotta dal 1932 al 1934 con carrozzeria torpedo, berlina due porte e spider, è caratterizzata dal cambio a 3 marce e da una linea squadrata.
Nel marzo del 1934, sempre al Salone dell’Automobile di Milano, viene presentata la versione a 4 marce, contraddistinta da linee più morbide e dalla mascherina anteriore più arrotondata.Alle versioni berlina a 2 e 4 porte, si affiancano, tre mesi più tardi, le versioni torpedo e spider.
L’esemplare qui raffigurato è una fuoriserie fabbricata nel 1933 dalla carrozzeria Viotti su meccanica della versione 3 marce, di proprietà del sicio Luca.
Si noti la carrozzeria, assai meno spigolosa della versione di serie, che sembra prefigurare le linee più dolci della successiva versione “4 marce”.
La meccanica è invece quella di serie, con il 4 cilindri a valvole laterali da 20 cavalli, i freni idraulici e gli assali rigidi sia daventi che dietro.
Dal 1932 al 1934 sono state prodotte complessivamente circa 40.000 Balilla 3 marce.
Dati principali:
Cilindrata:995 cc
Potenza: 20 cv
Velocità:80 km/h



- Fiat 508 Camioncino

la seconda vita dell’utilitaria

La Fiat 508, per quasi tutti nota come “Balilla”, debuttò ufficialmente al Salone dell’Automobile di Milano nell’aprile 1932.
La prima serie, prodotta dal 1932 al 1934 con carrozzeria torpedo, berlina due porte e spider, era caratterizzata dal cambio a 3 marce e da una linea squadrata.
La meccanica prevedeva un motore a 4 cilindri a valvole laterali da 20 cavalli, freni idraulici e assali rigidi sia davanti che dietro.
Al termine della seconda guerra mondiale, la ricostruzione richiedeva la disponibilità di qualunque mezzo di trasporto disponibile. E così molte vetture degli anni ’20 e ’30, come la Balilla qui raffigurata, considerate ormai sorpassate come vetture, potevano comunque svolgere ancora un eccellente servizio come mezzi di lavoro. Pertanto alla nostra Balilla fu tagliata la carrozzeria dopo il secondo montante e fu aggiunto un cassone posteriore.
Dal 1932 al 1934 sono state prodotte complessivamente circa 40.000 Balilla 3 marce.
Dati principali:
Cilindrata:995 cc
Potenza: 20 cv
Velocità:80 km/h



- Fiat 518 Ardita Camioncino

Benvenuta Ardita!

La Fiat 518 Ardita 2000 carrozzata camioncino, qui raffigurata, è un esemplare del 1936.
La vettura in oggetto, che ha richiesto anni di paziente restauro, è stata ricarrozzata autocarro nel dopoguerra, secondo l’usanza allora in voga di utilizzare per fini utilitaristici vecchie berline.
La Fiat 518, soprannominata “Ardita”, fu presentata nel 1933 con due motori a quattro cilindri con cilindrata di 1750 cc e 2000 cc.La versione di minore cilindrata era disponibile con due passi: m. 2,70 per la versione corta (518 C) e m. 3 per la versione lunga (518 L).Di linea abbastanza tradizionale, la 518 è stata la prima Fiat ad avere una grigliatura esterna al radiatore.La versione 2000, oltre alle versioni C e L, era disponibile anche in versione Sport (518 S) con passo corto e motore potenziato (54 cv) ed in versione coloniale.
Nel 1934, sull’autotelaio ulteriormente allungato della versione L (m. 3,17), veniva presentata la versione a 6 cilindri denominata 527, disponibile in versione normale e S, e nota anche come Ardita 2500.
Complessivamente sono state prodotte dal 1933 al 1938 7.452 esemplari della 518 con motore 2000.
Dati principali:*
Cilindrata:1944 cc
Potenza: 45 cv
Velocità:105 km/h
*Dati riferiti alla versione C e L berlina



- Fiat 518 L Ardita 1750

la berlina media-superiore degli anni ‘30

La Fiat 518 L Ardita 1750 berlina sei luci, qui raffigurata, è un esemplare del 1934.
La Fiat 518, soprannominata “Ardita”, fu presentata nel 1933 con due motori a quattro cilindri con cilindrata di 1750 cc e 2000 cc ed è stata la prima Fiat ad avere una grigliatura esterna al radiatore.La versione di minore cilindrata era disponibile con due passi: 2,70 metri per la versione corta (518 C) e 3 metri per la versione lunga (518 L).
La versione 2000, oltre alle versioni C e L, era disponibile anche in versione Sport (518 S) con passo corto e motore potenziato (54 cv) ed in versione coloniale.
La berlina presentava una linea abbastanza tradizionale, con aperture porte ad armadio e quattro luci nella versione a passo corto e sei in quella a passo lungo. Quest’ultima poteva ospitare due ulteriori passeggeri su strapuntini ribaltabili.
Nel 1934, sull’autotelaio ulteriormente allungato della versione L (3,17 metri), venne presentata la versione a 6 cilindri denominata 527, disponibile in versione normale e S, e nota anche come Ardita 2500.
Complessivamente sono stati prodotti dal 1933 al 1938 7.452 esemplari della 518 con motore a quattro cilindri.
La vettura qui raffigurata appartiene al presidente della nostra associazione.
Dati principali:*
Cilindrata:1758 cc
Potenza: 40 cv
Velocità:98 km/h
*Dati riferiti alla versione C e L berlina



- Fiat 850 Special

La prima berlina utilitaria “peperina” della Fiat

Nel 1964 la Fiat presentò la 850, una utilitaria a 4 posti destinata ad affiancare la 600, di cui riprendeva lo schema meccanico “tutto-dietro”, pur con una carrozzeria più grande (+35 cm) e moderna, caratterizzata da un abbozzo di coda.
Tale modello fu offerto dapprima nella versione berlina cui si affiancarono dal 1965 le versioni coupé e spider. Fu inoltre derivato anche un furgone leggero che diede vita anche ad una versione passeggeri a 7 posti chiamata 850 familiare.
Al lancio (maggio 1964) la berlina fu offerta in due versioni (Normale e Super) che si distinguevano per il tipo di carburante e per le prestazioni, leggermente superiori sulla Super, grazie ad una potenza di 37 cv (contro i 34 cv della Normale) che le consentivano di raggiungere i 125 km/h contro i 120 km/h della Normale.
Il crescente benessere e lo sviluppo della rete industriale richiedevano però utilitarie più prestanti e meglio rifinite; a tale domanda la Fiat rispose nel 1968 presentando la versione Special della 850.
Pur mantenendo la cilindrata delle versioni precedenti che continuavano ad essere prodotte, l’adozione del motore delle versioni sportive da 47 cv consentì di incrementare le prestazioni adeguandole alle nuove esigenze. Mentre a livello meccanico va segnalata l’adozione dei freni a disco anteriori, a livello estetico si fecero notare le finiture più curate sia all’esterno (maggiori cromature) che all’interno (plancia nera più curata).
La versione qui raffigurata è del 1970 e presenta ancora le targhe originali.
La produzione della 850 berlina terminò nel 1971 (dopo oltre 2,2 milioni di esemplari) con la presentazione della 127 che pur riprendendone il motore (o meglio quello da 903cc della seconda serie delle versioni sportive) aveva una meccanica assai più moderna: motore anteriore trasversale e trazione anteriore.
Dati principali:
Cilindrata:843 cc
Potenza: 47 cv
Velocità:135 km/h



- Fiat 1100 103 H

quando il lusso viaggiava in 103

Nel marzo 1953 la Fiat presentava la nuova versione della 1100 (cosiddetta 1100/103), che abbandonava gli stilemi dell’anteguerra per abbracciare la carrozzeria portante e la linea “ponton”.
Alla prima versione (cosiddetta “bauletto” con 36 cavalli) si aggiungono presto la versione sportiva (1100 TV nell’autunno 1953) e quella familiare (primavera 1954).
Un primo restyling si ha nel 1956 con la 1100 103/E, leggermente potenziata (40 cavalli) nella meccanica.
Nel 1957 viene presentata la 1100 103/D ulteriormente potenziata (43 cavalli) e con un terzo volume più pronunciato.
Al salone di Ginevra del 1959 debutta la 1100 Lusso (103/H) che si inserisce tra la 1100 base e la 1200 Granluce.La 1100 Lusso si differenzia, oltre che per il motore più potente (50 cavalli), per la fiancata percorsa da una striscia di colore contrastante che termina con un motivo sulla codina (da qui il soprannome “coda di rondine”), per la calandra modificata, per i rostri gommati e per una maggiore cura nelle finiture.
La versione qui raffigurata è del 1959.
Le 1100 103/H prodotte fino al 1960 sono oltre 225.000.
Dati principali:
Cilindrata:1089 cc
Potenza: 50 cv
Velocità:130 km/h



- Fiat 1100 Special


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- Fiat 1500


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- Lancia Ardea

Un piccolo capolavoro

L’Ardea nasce nel 1939, dall’idea di Vincenzo Lancia di realizzare una vettura simile all’Aprilia ma di dimensioni e prestazioni più ridotte, destinata ad un’utenza meno abbiente. Il risultato fu la copia in scala dell’Aprilia che nulla aveva da temere rispetto alla sorella maggiore riproponendo la stessa classe, raffinatezza e contenuti tecnici.
Le serie sono ufficialmente quattro ma come sempre succede il passaggio tra una serie e la successiva non sempre è netto.
L’Ardea nasce priva di accesso dall’esterno al bagagliaio, questa è la caratteristica più saliente che contraddistingue la prima serie dalle altre.
Con la seconda serie (presentata nel 1941 e in produzione fino al 1948) compare l'apertura del bagagliaio. La targa si sposta più in alto così come le luci di stop e il faro unico rosso di posizione. La "cresta” si interrompe nel vano targa per riprendere più in basso fino alla base dello sportello che assume una forma trapezoidale con base maggiore in alto e cerniere in basso, interne. Con la terza serie (presentata al Salone di Torino del 1948) scompare la "cresta sul tetto", lo sportello del bagagliaio mantiene la forma trapezoidale della seconda serie e perdendo il prolungamento della "cresta" diventa completamente liscio. L'unica differenza tra terza e quarta serie (presentata nel 1949) è la forma del paraurti: da una lamina unica con un profilo centrale in rilievo nella terza serie, si passa ad una lamina che accenna due motivi in rilievo sulla parte centrale che riprendono con i due inserti in gomma la forma dei due paraurti anteriori.
L’Ardea monta un quattro cilindri a V stretto con valvole e albero di distribuzione in testa di soli 903cc di cilindrata , il più piccolo mai costruito dalla Lancia. La disposizione è anteriore longitudinale con frizione e cambio in linea. Il raffreddamento è ad acqua.
La potenza, inizialmente di 28,8 cv passa a 30 cv con la quarta serie. A partire dalla terza serie viene introdotto il cambio a 5 marce (con quinta surmoltiplicata), un’esclusività in generale per l’epoca e ancor più per una vettura di piccole dimensioni.
Della Ardea furono commercializzate versioni speciali quali il tassì Roma, il furgoncino, l’autolettiga ed il camioncino, questi ultimi tre con motore di potenza ridotta a 25 cv.
La produzione dell’Ardea berlina si arresta alla fine del 1952 per far posto all’Appia (la sue erede), mentre il furgoncino le sopravvive qualche mese (se ne costruiscono ancora 320 nel 1953). In base alle numerazioni progressive, il totale di unità prodotte sarebbe pari a 22.730 unità
Dati principali:
Cilindrata:903 cc
Potenza: 28,8 cv
Velocità:108 km/h



- Lancia Fulvia Coupè 3


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- Lancia Fulvia Coupè 1600 HF




- Lincoln Mark V 1977

Al culmine dell’era dei giganti

La serie Lincoln Mark ha identificato le diverse generazioni di “personal luxury car” prodotte dalla Lincoln, divisione di lusso della Ford, tra il 1956 e il 1998, e dal 1958 contraddistinte anche dal nome Continental, che prima rappresentava una divisione indipendente dalla Lincoln. Tutti i modelli della serie Mark sono stati esclusivamente disponibili con carrozzeria coupé, ad eccezione della Mark VI, disponibile dal 1980 al 1983 anche come berlina a quattro porte.
La Continental Mark V è stata venduta per tre anni, dal 1977 al 1979, prendendo il posto della Continental Mark IV, mantenendone lo stesso stile (e quindi i caratteristici fanali anteriori nascosti e la griglia in stile Rolls-Royce), reso però ancor più spigoloso secondo la tendenza iniziata proprio con la fine degli anni settanta. La Mark V utilizzava il pianale della Mercury Cougar, anziché quello della Ford Thunderbird, come aveva fatto la Mark IV.
Nel 1977 il motore di serie era il classico V8 da 7,5 litri, diventato opzionale l'anno successivo (e definitivamente eliminato nel 1979) dopo l'introduzione del nuovo V8 da 6,6 litri, dai consumi relativamente più ridotti. Una Continental Mark V in versione 7,5 litri è stata provata dalla rivista tedesca "Auto, Motor und Sport", ottenendo una media di soli 3 km/l!. Con la Continental Mark V la Lincoln arrivò molto vicino alla violazione delle norme statunitensi sui consumi di carburante, e per questo i modelli degli anni seguenti avrebbero avuto dimensioni meno imponenti: la Mark V, infatti, misurava in totale 5,85 metri di lunghezza, con un peso che raggiungeva i 2.170 kg.
Nel corso della sua vita, la Mark V conobbe alcune serie speciali come la “Designer Series” prodotta in tutto il triennio, la “Diamond Jubilee Edition” del 1978 e la “Collector's Series” del 1979, che chiuse la produzione di questo modello, di cui ne sono stati costruiti ben 228.862 esemplari.
L’esemplare qui raffigurato è del 1977 e appartiene al socio Tiberio.
Dati principali:
Cilindrata:7536 cc
Potenza: 211 cv
Velocità:190 km/h



- Siata Spring


Foto in Allestimento...



- Simca 1005 LS


Foto in Allestimento...



- Puma GTV 033S

  il felino nato a Roma

Puma è Un'azienda automobilistica Romana specializzata in autovetture Fuoriserie e fondata da Adriano Gatto, attiva dagli 70' agli 90'.
Il primo modello prodotto fu la Gatto Spider Spiaggia, nata nel 68' in un laboratorio artigianale sito in Rocciglione (VT) modificando una Dune baggy acquistata dopo un viaggio negli Usa. 
L'azienda produceva dune buggy, vetture sportive e fuoristrada tutte basate sul telaio maggiolino, oltre ad effettuare trasformazioni particolari di questa stessa vettura e del furgone Ford transit.
Negli anni '80 ha realizzato anche alcuni Dragster e automobili elettriche.
La macchina del socio Wladis è la seconda serie della Gtv del 1985 è caratterizzata da una diversa carrozzeria e dal cambio di motore. Il muso era più corto rispetto alla prima serie, il posteriore era più squadrato e le fiancate non erano più bombate nella parte inferiore, la loro nuova forma spigolosa si ispirava alle minigonne delle vetture da competizione di quel periodo. Questa linea più aspra non fu accolta molto favorevolmente dal pubblico, che ancora preferiva i tratti bombati della prima serie. Si decise allora di adoperare un muso più lungo e i fari rettangolari per tentare di riavvicinarsi allo stile originario della Gtv e tale versione fu denominata GTV-033.S.

L'auto si fa notare subito per la linea filante e la particolare apertura dell'unico portellone che permette l'uscita.
Nonostante l'estrema leggerezza della vettura, per quanto riguarda il motore, il boxer 4 cilindri 1.186 dell'Alfa Romeo Alfasud fu preferito al motore Volkswagen raffreddato ad aria. Grazie alla maggiore potenza dava prestazioni più brillanti alla vettura. La seconda serie rimase in produzione fino al 1991.

Dati principali:
Cilindrata:1186 cc
Potenza: 105 cv
Velocità:220 km/h



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